Episodio 2: Una storia diversa… un giorno speciale per Giulia

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Tutti applaudono e Giulia sorride. La riunione è stata un vero successo e il progetto di Giulia ha colpito anche De Arturi, solitamente critico e riluttante alle idee stravaganti e azzardate. Gli scatti fotografici proposti da Giulia, con quel giovane ragazzo sorridente, che appare come un miraggio dietro una distesa di sedie di design, hanno centrato l’obiettivo.

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-Con queste fotografie vorrei trasmettere questo messaggio: ognuno di noi ha tante possibilità nella vita, tanti modi per “appoggiarsi” alle cose o agli altri… e le sedie rappresentano proprio queste possibilità!- disse Giulia

-E il ragazzo che sorride?- chiede De Arturi con aria di sfida

Giulia vorrebbe urlare… “Marco! Si tratta di Marco… Marco che mi ha dato l’ispirazione, Marco che mi narrava il mondo e lo rendeva speciale”! Giulia fa un bel sorriso, di quei suoi sorrisi sinceri, ma un pò malinconici e risponde: – Il ragazzo è una metonimia… la parte per il tutto… lui rappresenta tutti i giovani del mondo, speranzosi di trovare la strada giusta, l’occupazione ideale, di realizzare i propri sogni.-

Poi aggiunge: -Sorride perché crede che prima o poi una di quelle sedie sarà la sua… e lui potrà accomodarsi su di essa fieramente…perché sarà proprio lui a sceglierla!-

Marco pensa a Giulia, a come avrebbe esposto la sua idea… chissà se avrebbe dato retta ai suoi consigli… dopo quel vagabondare senza meta, come la maggior parte delle volte accade, a Marco viene l’ispirazione giusta per il suo nuovo racconto, quell’idea che sembrava mancargli per rendere ancora più realistico il personaggio di Juliet… senza pensarci due volte, si incammina verso casa, pronto a: ” scrivanizzarsi” come diceva sempre… era il suo modo per dire: “diventare tutt’uno con la sua amata scrivania in vetro“… a Marco piaceva inventare nuove parole.

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Dovrebbe essere una giornata bellissima per Giulia, non che non lo sia, ma Giulia ha anche altro per la testa… “perchè sono un eterna indecisa?” pensa fra sé e sé. Saluta distratta i colleghi, un occhiataccia a quell’antipatico di De Arturi, l’ennesimo caffè motivato (bè.. d’altra parte aveva appena esposto una sua idea a tutto l’ufficio), e veloce si incammina verso l’uscita con un “mondo di pensieri per la testa”.

Il sole brillava alto nel cielo, con i suoi raggi riscaldava i cuori; ragazzetti che giocano a pallone, bambini che giocano a nascondino, anziani che è come rivivessero una seconda giovinezza guardando nostalgici i più giovani e i loro mille modi di passare il tempo. Giulia attraversa il parchetto “deliinnamorati”, come avrebbe detto Marco con quell’aria da eterno ragazzetto che aveva e che a Giulia piaceva e non piaceva allo stesso tempo… dipendeva dalle “lune” come diceva invece sempre Giulia, appassionata di oroscopi e pianeti.

Marco e Giulia forse si stanno cercando… Giulia cerca Marco tra i visi dei ragazzi al parco, mentre Marco la cerca tra le pagine del suo nuovo racconto, e più si immerge nel personaggio di Juliet, più si avvicina al suo dolce ricordo..

Giulia ripensa al citofono, a Marco che suona e che le vuole parlare… -ora che faccio… lo chiamo”?- poi prosegue con il suo giretto e si ferma nel solito posto… sedendosi su quel pouf, dove lei e Marco trascorrevano pomeriggi magici… a “imparare il mondo”.

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Marco guarda il telefono ogni due secondi, non riesce a concentrarsi… e Juliet/Giulia appare sempre più distante. “Perchè non suoni maledetto telefono?!” Poi gli viene in mente quella frase che si erano detti, quel giorno di fine settembre, quando la luce avvolgeva in quel modo particolare ogni cosa… stesi su quel bel tappeto a casa di nonna Teresa, guardandosi negli occhi, occhi profondi e pieni di vita, si erano detti la prima volta “ti amo” e avevano aggiunto… : “se un giorno ci lasceremo… non esisteranno telefoni, lettere o piccioni viaggiatori.. esisterà soltanto la voglia di cercarsi tra la gente… credere che sarà il destino, se lo vorrà, a unire le due strade.”

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Marco prende un libro dalla sua libreria ( vi assicuro che potreste non credere al numero di romanzi e libri che ospitava), indossa la maglietta dei Pink Floyd scolorita, si accende una sigaretta ed esce di casa. “- Andrò al parco, mi leggerò il libro, e riuscirò a non pensare a lei…-” pensa tra sé e sé.

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Giulia percorre la stradina delle “coppie de foco” ( anche questo lo aveva inventato Marco), guardando quasi con invidia tutte quelle coppie felici, attaccate come calamite.. che rabbia le facevano! Intanto pensa a quel “cercarsi tra la gente” di cui avevano parlato quella volta… chissà se tutti quei loro discorsi, belli ma troppo grandi, avevano davvero significato.

Marco arriva al parco, guarda distrattamente dei ragazzetti che camminano su un filo unito a due alberi… ma niente, non ci riesce… non riesce a togliersi dalla testa Giulia, le loro risate, i loro discorsi, tutte le loro avventure; era tanto che non andava al parchetto, le torna in mente la stradina delle “coppie de foco”, quanto rideva Giulia quando lui si inventava nuovi modi di dire, nuove parole… la faceva impazzire di risate e quanto era bella con quel neo sopra la bocca, che ogni volta rendeva più lineare con la matita davanti allo specchio… quella bocca che avrebbe ancora voluto riempire di baci. Decide di farsi un giro nella stradina “de foco”… ma quanti ricordi!

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Marco cammina veloce, si sente un’energia particolare dentro, come se stesse per succedere qualcosa…Giulia gira l’angolo ed esce dal parco, ultimo sguardo alla stradina, una lacrima le scende sul viso, fa un sospiro e si decide ad andarsene;

Marco vede una figura di donna molto famigliare girare l’angolo in fondo alla stradina… poi pensa “Marco smettila! Ogni donna ti sembra Giulia!”.

 

Credits: Pinterest, Infabbrica

 

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